IN SCENA! 2012 – QUARTO CONCERTO


MEDITERRANEO
Nel periodo tra il 1923 e il 1929, durante il quale vide la luce il Concerto per clavicembalo ecinque strumenti, Manuel de Falla si era ampiamente affrancato dall’influenza estetica di Claude Debussy e Maurice Ravel, suoi primi numi tutelari, a favore di una scrittura aspra e scarna, più vicina allo Stravinsky dell’Histoire du Soldate della Sinfonia per strumenti a fiato, oppure allo Schönberg della Kammersymphonie op.9. Anche l’impiego del clavicembalo (ma il brano può essere tradizionalmente eseguito anche con il pianoforte), suggerito dalla virtuosa Marta Landowska che già prese parte alla prima del Retablo de Maese Pedro, sembra rimandare più alla musica del cinque-seicento che a quella barocca. Il brano è in effetti una riflessione sulla storia della musica spagnola, in un contesto neoclassico: il primo movimento è infatti costruito sul villancico cinquecentesco “De Los Alamos vengo, madre”, il secondo sul “Tantum ergo” di Luis de Victoria, mentre il terzo, unico movimento nel quale la parte del solista reca ornamentazioni tipiche del barocco, come trilli e mordenti, è una rielaborazione di De Los Alamos in chiave scarlattiana.
Plektó, titolo del brano composto dal greco Iannis Xenakis nel 1994, significa “trecce”, in questo caso intese come intreccio contrappuntistico di linee melodiche, ritmi e timbri. Nella composizione, infatti, si assiste via via alla giustapposizione di singole linee melodiche a materiale accordale. In aggiunta, a volte l’ensemble è diviso tra archi e fiati, altre volte il flauto è accoppiato al violino, e il clarinetto al violoncello. Il pianoforte serve da sostegno agli altri strumenti, con le percussioni impegnate a contrappuntarne e in un certo qual modo confonderne la linea ritmica. Come è tipico delle composizioni dello Xenakis più tardo (il compositore morirà infatti nel 2001 a 79 anni), il tempo generale è molto lento, rendendo assai difficile la percezione delle lunghe arcate melodiche. Nel finale, addirittura, ogni esecutore suona ad un tempo differente, ma in precisa relazione ritmica con gli altri strumentisti.
Così scrive Francesco Antonioni a proposito del suo Macchine inutili: “Di solito lo scopo di una macchina è quello di essere un mezzo per semplificare qualcosa: la leva, l’automobile, gli elettrodomestici sono delle macchine semplici oppure molto complicate che ci semplificano la vita. Qualche volta accade che le macchine perdano quasi del tutto di vista il loro scopo e diventino in sé oggetti di grande interesse, come succede alle automobili d’epoca, o ai computer. Progettare invece marchingegni di nessuna utilità pratica, elaborati, e tuttavia senza scopo, è una mansione che, per quanto possa essere per alcuni divertente, sembra priva di senso, e secondo la maggior parte delle persone, rasenta l’assurdo. Solo la bellezza dell’invenzione, da sempre giudicata inutile da chi pensa solo all’atto pratico, può riscattare il suo ideatore dall’ accusa di star sprecando il proprio e l’altrui tempo. Le Macchine inutili sono fra le prime opere del designer Bruno Munari (1907-1998), che in un orizzonte allora dominato dal futurismo italiano e dal surrealismo francese, dette questo nome provocatorio ad alcune speciali sculture sospese in movimento eteree ed evanescenti, cronologicamente antecedenti ma simili a quelle, per la verità più famose, di Alexander Calder. Più che la loro consistenza quasi impalpabile, il titolo e l’idea retrostante di realizzare complessi marchingegni senza scopo apparente ha generato il progetto di comporre una serie di trasformazioni su di un motivo elementare, su cui giocare continue variazioni, e a cui opporre, per contrarietà quasi necessaria, l’entropia, tendente alla stasi, di lente parabole discendenti”.
Il maltese Ruben Zahra così illustra il suo brano Silk road suiteper violoncello e percussioni: “ La strada percorsa da Marco Polo verso la Cina è storicamente conosciuta come Via della Seta. Questa suite è divisa in quattro movimenti che tracciano un viaggio musicale dalle spiagge e dai porti del Mediterraneo sino alle antiche città della Cina, oltre la Grande Muraglia. Nonostante la Via della Seta fosse troppo desolata per ospitare grandi popolazioni, piccoli gruppi di predoni riuscivano a sopravvivere assai bene raccogliendo acqua dai pozzi e occasionalmente ingaggiando una vera e propria Caccia nel Deserto per razziare beni e oggetti di pregio dalle carovane di passaggio. Prima di entrare nella città di Chiang-an attraverso la Grande Muraglia, i viaggiatori si trovavano nella fertile valle del fiume Wei, i cui campi sono resi gialli dal loess, la fine polvere che il vento trasporta dalle steppe del nord.”
La musica dell’algerino Salim Dada, compositeur en residencedell’ orchestra francese Divertimento, è un originale mèlangetra il linguaggio della musica classica araba (il compositore è anche un virtuoso suonatore di oud, il tradizionale liuto mediorientale) e le moderne tecniche compositive. L’innovativa fusione dà vita ad una musica innovativa e seducente, dallo sguardo rivolto al futuro. Su Lisse Strié, l’autore cita un brano dal saggio di Manola Antonioli, Géophilosophie de Deuleuze et Guattari, (Paris, L’Harmattan, 2003) a proposito di liscioe striatonegli spazi architettonici e ambientali (concetti mutuati dalla fisiologia umana): “Nello spazio striato la misura può essere sia regolare che irregolare, ma è sempre determinata, mentre nello spazio liscio il taglio può essere effettuato dove si vuole. La differenza che separa questi due spazi è complessa: da una parte si tratta di un’opposizione semplice tra due ordini di esistenza (striato e sedentario/liscio e nomade), dall’altra questi due modi di occupare gli spazi esistono in funziono della loro reciproca mescolanza. Lo spazio liscio può sempre divenire striato, lo spazio striato è costantemente ridotto alla dimensione di uno spazio liscio e nomade. In entrambi gli spazi ci sono punti, linee e superfici, ma gli itinerari, le distribuzioni e le popolazioni di questi elementi differiscono.”
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IN SCENA! 2012 – TERZO CONCERTO

 

EST
Dal 1977, anno della sua composizione, Fratres, una delle più conosciute creazioni dell’estone Arvo Pärt, è stato oggetto, da parte dell’autore, di moltissime strumentazioni differenti: dall’originale quintetto d’archi si passa, tra le altre, all’orchestra d’archi con percussioni, al quintetto di fiati, all’ottetto di fiati, a dodici celli, a violino o viola o violoncello e pianoforte… Strutturato su otto o nove (secondo l’orchestrazione) sequenze accordali separate da un motivo ritmico ricorrente, il brano è una chiara esemplificazione dello stile denominato da Pärt stesso tintinnabuli (dal latino tintinnabulum, campana), al quale il compositore era giunto dopo uno forte crisi artistica che lo portò, a metà degli anni ’70, a cancellare dal proprio catalogo tutte le opere precedenti Für Alina, prima composizione nel nuovo stile. Derivato dalle influenze della polifonia ortodossa, il tintinnabulum si basa su due voci fondamentali: la prima che arpeggia triadi di tonica e la seconda che si muove diatonicamente per gradi congiunti, donando alla musica un carattere arcaico ed ipnotico.
Musica ricercata, una delle prime opere di György Ligeti (data infatti 1951-53, nonostante la prima esecuzione sia del 1969), vanta il notevole primato, per un brano di musica contemporanea, di essere presente nella colonna sonora di due film di grande successo: Eyes wide shutdi Stanley Kubrick (che già utilizzò altre composizioni di Ligeti in 2001: Odissea nello spazio, decretandone così la fama internazionale) e ShutterIslanddi Martin Scorsese. Nonostante il termine ricercata(o ricercare) si riferisca ad uno stile contrappuntistico, solo l’ultimo degli undici brevi brani per pianoforte solo è scritto in questa forma: di caratteri assai differenti tra loro i pezzi, infatti, testimoniano la ricerca di Ligeti di trovare un proprio originale linguaggio espressivo, e contengono in nuce idee che saranno sfruttate e messe a fuoco nelle composizioni future.
Il ceco Bohuslav Martinu compose la sua Sonatinaper clarinetto e pianoforte nel 1956, quando già da tempo abitava negli Stati Uniti, a New York. Strutturata in un singolo movimento con tre distinte sezioni (Moderato, Andante e Poco Allegro), la Sonatinaè ricca di ritmi di danza e di marcia, alternati a passaggi più lirici. Il linguaggio, che rimanda al neoclassicismo di Poulenc e Stravinsky riporta il compositore agli anni trascorsi a Parigi (1923-1940), e alla forte influenza che su di lui esercitò il cosiddetto “Gruppo dei Sei” (Auric, Durey, Honegger, Milhaud, Poulenc e Tailleferre).
Al contrario del brano di Martinu scritto in tarda età, il Trioper clarinetto, violino e pianoforte venne ultimato nel 1932 quando Aram Khachaturian era ancora studente presso il Conservatorio di Mosca. Il primo movimento è in stile zingaresco, quasi improvvisativo. Il materiale melodico è spesso ripetuto con ornamentazioni e piccole cadenze, creando un’atmosfera quasi ipnotica. Il secondo movimento inizia come uno scherzo, presto interrotto dall’irrompere di una melodia popolare in un tempo più calmo. I due temi verranno poi combinati, per chiudere ancora con lo scherzo. Anche il terzo movimento è basato su di un tema popolare: una serie di variazioni dello stesso portano al momento culminante, dopo il quale la musica scompare via via nel silenzio.
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IN SCENA! 2012 – SECONDO CONCERTO

VILLA MEDICI
Roma. Il complesso architettonico che domina la collina del Pincio, affonda le sue radici nella storia antica della Città, attraverso le imprescindibili stratificazioni degli eventi. Il destino di questo spazio è dal 1803 legato all’assegnazione del premio conferito dall’Accademia di Francia ai migliori giovani artisti nelle discipline figurative, architettoniche e musicali. Il Prix de Rome, istituito fin dal 1663 sotto il regno di Luigi XIV, comprende una borsa di studio e il soggiorno annuale presso l’Urbe, con il compito di realizzare un’opera nella propria disciplina. Come spesso accade, è istruttivo osservare in queste circostanze la mutevolezza del destino: quali artisti gratificati dal premio hanno “mantenuto le promesse” e quanti sono rimasti nell’anonimato. Ancora: quanti, esclusi dopo diversi tentativi, hanno trovato solo al di fuori del circolo chiuso dell’accademia visibilità e successo grazie alla forza delle proprie opere. Se scorriamo l’elenco dei premiati non è difficile individuare queste categorie.
Percorreremo un secolo di musica francese attraverso le musiche di alcuni illustri vincitori del Prix. Potrà essere l’occasione per riflettere su come l’istituzione di un premio a carattere nazionale possa più o meno favorire i giovani talenti. Questione ancora oggi attualissima.
 

LaPremière Rhapsodieper clarinetto e pianoforte fu il primo compito svolto da Claude Debussy in occasione del suo insediamento nel Consiglio Superiore del Conservatorio di Parigi, chiamato dall’allora direttore, Gabriel Fauré nel 1909. Si trattava di comporre due brevi opere per gli esami finali degli allievi di clarinetto: una per la lettura a prima vista (il poco noto Petit pièce) e una per l’interpretazione, intitolato appunto Rhapsodie. Quest’ultimo lavoro, in cui lo strumento solista era affiancato dal pianoforte, sarà orchestrato nel 1911, senza modifiche nella parte del clarinetto. In questo piccolo capolavoro il clima poetico oscilla delicatamente tra il sognoe lo scherzo, secondo gli stilemi tipici del compositore, ormai maturo.

Jacques Ibertera stato vincitore del Prix nel 1919 con la cantata Le Poète et la fée, a pari merito con l’oggi quasi sconosciuto Marc Delmas. Bisogna ricordare che fino al 1968 il premio per la musica era assegnato chiedendo ai partecipanti di comporre una cantata su un testo uguale per tutti, fissato anno per anno. Appartengono invece agli anni trenta e dunque alla maturità del compositore i due brani per flauto e pianoforte Ariae Entr’acte. Lontani da asprezze avanguardistiche, sono due bozzetti di piacevole ascolto, di clima pastorale il primo, mentre il secondo presenta inflessioni spagnoleggianti, ispirandosi ad un topostipico della musica francese, da Bizet a Ravel.
ConPhilippe Hurelci spostiamo avanti nel tempo. Dal 1968 infatti, per decisione dell’allora ministro della cultura André Malraux l’estenuante concorso, che tra l’altro in passato aveva escluso Saint Saëns, Fauré e Ravel, fu trasformato in una selezione su candidatura presentata dagli stessi aspiranti. Hurel fu borsista dal 1986 al 1988 ed è oggi uno dei più interessanti compositori francesi, tra quelli della generazione dei nati negli anni cinquanta. Influenzato dallo spettralismo di Grisey, ma anche dalla musica jazz e rock, Hurel combina sapientemente le strutture complesse tipiche dei compositori post-strutturalisti con le esigenze dell’ascolto, in particolare attraverso un uso originale della ripetizione. In …à mesure(1996) le peripezie formali del brano sono in qualche modo non previste in anticipo durante la scrittura, ma introducono elementi inattesi, secondo una visione quasi cinematografica, che non esclude flashbacke flashforward.

Cogliamo l’occasione per ricordare a due anni dalla precoce scomparsa la figura di Christophe Bertrand, compositore che, a trent’anni non ancora compiuti, si stava rivelando come un’autentico talento di livello mondiale. Precocissimo, fu allievo di Ivan Fedele presso il Conservatorio di Strasburgo, perfezionandosi con Hurel, Murail, Ferneyhough e Harvey, aggiudicandosi la borsa dell’Accademia di Francia per il 2008 e 2009. La scelta di questi maestri segna un percorso molto personale nell’ambito dell’avanguardia europea, lontano da influenze minimaliste. I brani di Bertrand, quasi tutti basati su rapidità e contrasto come elementi propulsori, mostrano una sicurezza e una facilità di scrittura fuori dal comune. In Virya(2003-2004), termine sanscrito significante “energia, forza, vigore” si contrappongono materiali tra loro eterogenei. Ogni elemento tende a trasformarsi indipendentemente secondo il paradigma accumulazione/saturazione: accelerazione, crescendo, saturazione armonica. Un brano molto concentrato e ricco di virtuosisimo e vitalità.

Bruno Mantovani, nato nel 1974, è attualmente direttore del Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi. Citiamo la data di nascita non per pura informazione, ma per far riflettere quanto sia tenuta in considerazione in Francia l’età media della cosiddetta “classe dirigente”. Il fatto che un compositore non ancora quarantenne sia alla guida della più importante istituzione musicale francese fa quasi sorridere a confronto con la nostrana gerontocrazia in ambito accademico e universitario (e non aggiungiamo altro). Mantovani, borsista a villa Medici nel 2004, è un musicista solido e interessante, in particolare per la ricerca di integrazione tra elementi colti ed extracolti nella propria scrittura. D’un rêve parti(1999) infatti prende spunto fin dal titolo (francesizzazione di Rave party) dalla musica techno, in particolare nell’uso di ritmi iterativi tipici delle drummachines. Tali influenze non sono però semplici prestiti, ma sono sfruttate attraverso una sapiente strutturazione dei materiali, che all’ascolto si traduce in una complessità accattivante mai fine a sé stessa, che non sacrifica mai la percezione formale fin dal primo ascolto.

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IN SCENA! 2012 – PRIMO CONCERTO

UOMINI ARMATI

L’evidente rassomiglianza di alcune caratteristiche compositive (la mancanza di un centro tonale, il cromatismo spesso esasperato, la predilezione per il contrappunto e la similitudine di alcune tecniche ad esso legate, come l’hoquetus con la weberniana klangfarbenmelodie) ha fatto sì che molti dei compositori del primo e secondo novecento traessero ispirazione nella musica dell’epoca pre-barocca (basti pensare allo Stravinsky del Monumentum pro Gesualdo da Venosa, o a Steve Reich che vede tra i suoi maggiori ispiratori i musicisti dell’antica scuola di Notre-Dame Leoninus e Perotinus, o ancora a Glenn Gould, una delle menti musicali più lucide del secolo scorso, che cita come suo musicista preferito il virginalista inglese Orlando Gibbons).

Non fanno eccezione gli inglesi Harrison Birtwhistle e Peter Maxwell-Davies. Se il primo si limita a riorchestrare, con sonorità in un interessante mèlange di antico e moderno, un motteto di Johannes Ockeghem ed un hoquetus del maggior esponente dell’ars nova francese, Guillaume de Machaut, il secondo non rinuncia neanche in questo caso al suo amore per l’esasperata teatralizzazione della musica. Il brano inizia infatti come un ri-arrangiamento di un’anonima messa del quattrocento basata sulla famosa canzone profana L’homme armè che già ispirò Jusquin Desprez, ma presto il meccanismo si inceppa. I gesti musicali diventano assurdi ed esagerati, deteriorandosi in un allucinato fox-trot, mentre la voce narrante racconta dei tradimenti di Giuda e di San Pietro [1], tradimenti che si riflettono nella disgregazione musicale della messa originale.

A completare il programma si è scelto di eseguire Il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi, vera fucina di innovazioni tecniche e musicali, capolavoro di quello stilerappresentativo che a breve darà vita all’opera lirica, il principale genere di teatro musicale dal Settecento ai giorni nostri. Qui è possibile leggere il libretto, tratto dal dodicesimo canto della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.

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[1] – Traduzione italiana del testo: 

Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla.

Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”. Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”. […Passata circa un’ora, un altro insisteva:] “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”. Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito, pianse amaramente.

“Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”. “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”.

(frammenti dal Vangelo secondo Luca, capitolo 22 – traduzione a cura della Conferenza Episcopale Italiana)


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CAGIN’ CAGE – PRESENTAZIONE

Pubblichiamo con piacere alcune note dalla presentazione per il concerto Cagin’ Cage del 29 luglio prossimo:

Il calembour del titolo definisce efficacemente il concerto dedicato a John Cage nei ritrovati spazi delle Ex Carceri nuove. Cento anni esatti sono trascorsi dalla nascita del compositore: una ricorrenza che porta con sé molteplici stimoli per esecutori e pubblico, grazie anche ai cortocircuiti creati tra la scelta delle musiche e le suggestioni del luogo.

L’opera di Cage ha rappresentato, spesso ben oltre gli stessi esiti musicali di ogni singolo brano, una sorgente d’ispirazione per gran parte dei compositori del secondo Novecento, contribuendo a mettere in crisi le certezze delle avanguardie europee del secondo dopoguerra.

La ricerca incessante compiuta da Cage sulle radici dell’invenzione musicale e sul rapporto tra disciplina e libertà ha attraversato varie tappe: dal rapporto con la danza alla scoperta delle filosofie orientali, dalla multimedialità all’ecologia sonora. Tappe di un cammino sempre attento a cogliere le infinite sfumature del reale.

E’ dunque difficile ingabbiare Cage in una definizione, tanto meno applicargli un’etichetta di comodo tra quelle che sono state usate negli anni passati. I riverberi e le suggestioni della Rotonda saranno lo spazio ideale per meglio comprendere i significati e le emozioni trasmessi dalle sue opere.

Qui è possibile reperire informazioni sui brani che saranno eseguiti (pagina in inglese).

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In scena! 2012

È pronto il cartellone della rassegna 2012!

L’Europa è il tema centrale della rassegna IN SCENA! 2012. Da centro propulsore della civiltà e dello sviluppo umano, il nostro continente si trova alla ricerca di una nuova identità in un quadro mondiale profondamente mutato dalla globalizzazione. L’Europa può ancora contare su un ingente partimonio di pensiero e di arte, rinnovato anche grazie ai contributi dei migranti dai paesi del Terzo mondo in cerca di migliori condizioni di vita. Sono state selezionate musiche che possano evidenziare le radici comuni di una cultura che ha sempre saputo estendersi oltre i propri confini fisici. Con l’edizione 2012 aumenta il numero degli spettacoli aggiungendo due concerti mattutini dedicati agli studenti, con una guida all’ascolto appositamente predisposta.

Il primo spettacolo sarà dedicato agli Uomini armati, accostando lavori di teatro musicale di Monteverdi e Maxwell Davies. Due concerti saranno dedicati rispettivamente alla Francia e ai paesi dell’Est. Il Mediterraneo sarà protagonista di una serata con le prime assolute dei giovani compositori Salim Dada (Algeria), Ruben Zahra (Malta) e Francesco Antonioni (Italia) accanto a Xenakis e De Falla. Il concerto finale vedrà la partecipazione di un gruppo di studenti di strumento delle scuole Secondarie di I grado ad Indirizzo musicale che si esibirà con il Fiarì Ensemble in un programma che includerà le prime assolute di Adriano Gaglianello e Paolo Volta, accanto al celeberrimo “in C“ di Riley.

 

1° CONCERTO – “Uomini armati”
giovedì 11 ottobre 2012
ore 10,30 concerto per gli studenti delle scuole secondarie di II grado – ore 21 concerto per tutti

MAXWELL DAVIES
Missa super l’homme armé

BIRTWISTLE
Hoquetus David (da Machaut) (prima esecuzione italiana)
Ut heremita salus (prima esecuzione italiana)

MONTEVERDI
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda

 

2° CONCERTO – “Villa Medici”
giovedì 25 ottobre 2012 – ore 21

DEBUSSY
Première Rhapsodie

IBERT
Aria, Entr’acte

HUREL
…à mesure

BERTRAND
Virya

MANTOVANI
D’un rêve parti

 

3° CONCERTO -“Est”
giovedì 8 novembre 2012 – ore 21

PÄRT
Fratres, versione per violino e pianoforte

LIGETI
Musica ricercata

MARTINU
Sonatina per clarinetto e pianoforte

KHACHATURIAN
Trio per clarinetto, violino e pianoforte

 

4° CONCERTO – “Mediterraneo”
giovedì 22 novembre 2012 – ore 21

ANTONIONI
Macchine inutili (prima esecuzione a Torino)

XENAKIS
Plekto

SALIM DADA
Lisse Strié (prima es. assoluta, commissione Fiarì Ensemble)

ZAHRA
Silk Road Suite, per vc e perc

DE FALLA
Concerto per pianoforte e cinque strumenti

 

5° CONCERTO – “Tutti a scuola!”
giovedì 6 dicembre 2012
ore 10,30 concerto per gli studenti delle scuole secondarie di I grado – ore 21 concerto per tutti

GAGLIANELLO
Rush (prima es. assoluta, commissione Fiarì Ensemble)

VOLTA
Lunar sample 70017 (prima es. assoluta)

RILEY
In C

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Tutti i concerti si svolgeranno presso il Teatro Vittoria – Via Gramsci, 4 – Torino
INGRESSO LIBERO E GRATUITO
per i concerti serali è previsto un piccolo rinfresco alle ore 20,15

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CAGIN’ CAGE

Nell’ambito del prestigioso festival EUROPA CANTAT XVIII (Torino, 27 luglio – 5 agosto), i musicisti del Fiarì si esibiranno con un programma dedicato a John Cage, nel centenario della nascita.

Il concerto si svolgerà nella cornice suggestiva della Rotonda dell’ex Carcere “Le Nuove”.
TO night – Domenica 29 luglio 2012, ore 22,30
ex Carcere “Le Nuove”
via Paolo Borsellino 3 – Torino
ingresso libero con prenotazione (qui le istruzioni per prenotare)
JOHN CAGE (1912-1992)

Aria, for solo voice
Cheap Imitation (I mov.), for solo violin
ear for EAR (Antiphonies), for voices
Six Melodies, for violin and keyboard instrument
Litany for the Whale, for two voices

Fiarì Ensemble
Alena Dantcheva e Barbara Zanichelli, voci
Paolo Volta, violino
Marilena Solavagione, tastiera
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CONCERTO NATALIZIO

Il Fiarì Ensemble vuole porgere i tradizionali auguri natalizi con un concerto del suo quartetto d’archi.

Città di Torino – eventi per le festività natalizie
(qui il PDF del calendario completo delle manifestazioni)
Venerdì 30 dicembre 2011
Ore 21.00, Chiesa di San Gioacchino
(corso Giulio Cesare 10bis)

Quartetto del Fiarì Ensemble
Paolo Volta e Antonella Di Michele, violini
Magdalena Valisescu, viola
Massimo Barrera, violoncello

Musiche di Corelli, Bach, Haendel, Mozart

A cura dell’Associazione Fiarì Ensemble
Coordinamento Associazioni Musicali di Torino

Ingresso libero e gratuito
(link di Turismo a Torino)

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